VIOLENZA SVELATA, oltre la Violenza Invisibile

news:

Regia di Silvia Lelli
documentario, Italia, novembre 2016, 56 min.
Collaborazione di Alessandra Pauncz – CAM
Partecipazione Speciale di  Vincenza Modica
Musiche gentilmente concesse da
Elena Somaré, fischiatrice
Interpreti: Nerina Cocchi, Graziella Faiani-partigiana, Elena Bougleux, Hamdi Abdurahman Ahmed, Francesca Spinelli, Nicola Ascoli, Anna Lord, e tante altre donne e uomini consapevoli.

 

Prosegue la denuncia sulla violenza nei confronti delle donne, intrapresa da Silvia Lelli nel 2010, con la ricerca che realizza la prima trilogia europea di documentari sul tema: un’analisi multilivello sulla violenza di genere, da quella socio-culturale, strutturale, endemica, a quella di coppia, alla pedofilia.

La violenza di genere è prodotta e riprodotta in continui fatti quotidiani nascosti dietro il velo del silenzio. Il silenzio è il meccanismo che permette a questa violenza di perpetuarsi. Parlarne è il primo strumento di contrasto.

Per questo donne e uomini hanno deciso di raccontarla a piena voce, a testa alta: parlarne significa spezzare il meccanismo di invisibilità che permette a questa violenza endemica di riprodursi.

Il nuovo documentario svela i meccanismi che collegano la visione comune, irrispettosa del genere femminile, alle discriminazioni sociali e pubbliche nei confronti delle donne, alle violenze private, tra relazioni affettive e poteri, tra casi particolari e mondo globale.

La svelano donne, un uomo, un’anziana partigiana, che conserva con affetto la propria pistola. Il racconto di una donna è interrotto dall’arrivo dell’abuser, mentre una donna ‘velata‘, sopravvissuta ai barconi nel Mediterraneo, ci ricorda i velidelle donne occidentali.

Tra queste storie si insinua una storia muta, decaloghi vecchi e nuovi di regolamentazione della donna, e un tema ricorrente, i libri.

 Storie a cui spesso non prestiamo attenzione mostrano la complessità di queste violenze, che hanno radici in un orizzonte socioculturale apparentemente ‘normale‘ – in realtà assai diseguale – che produce e legittima le violenze, da quelle quotidiane, che la società non vuole ammettere, a quelle più estreme.

 L’atto stesso di renderle pubbliche parlandone in un documentario disinnesca il meccanismo del silenzio e il film stesso diviene  strumento concreto di contrasto alla violenza di genere, di lotta  per il rispetto, la pari libertà e dignità tra uomini e donne.

La trilogia documentaria di S. Lelli sulla violenza contro le donne, composta da ‘Eu gosto de ser mulher 2013, Violenza Invisibile 2015, ‘Violenza Svelata2016 ,  presenta le seguenti caratteristiche:

 – per la prima volta donne e uomini coinvolti in situazioni di violenza ne parlano in un documentario, un mezzo che ha un forte impatto sociale sul pubblico.

– Parlare apertamente e pubblicamente di violenze subite o perpetrate mostra, innanzitutto, che farlo è possibile.

- Analizzare senza paura e senza vergogna ciò che la società non vuole sapere e vedere aiuta altre donne e uomini coinvolti o vicini a situazioni di violenza a riconoscerla e ad uscirne. 

– il documentario svela il filo invisibile, il comune denominatore socioculturale che collega storie individuali apparentemente non collegate tra loro, i più diversi  contesti quotidiani e  strati sociali.

– Il metodo di lavoro partecipativo accoglie interpreti e informazioni dalla rete, dalla strada, da laboratori, da associazioni, da ricerche antropologiche.

– La modalità etnografica di ripresa senza alterazione dei contesti, con troupe minima – generalmente composta dalla sola regista – permette la rappresentazione di emozioni reali, alla maniera del      cinema vérité. Ciò crea una forte empatia del pubblico nei confronti dei protagonisti e comunica il desiderio di superare la paura,   spezzare l’omertà, svelare problemi solo apparentemente privati, ma in realtà sociali, che riguardano tutte-i.

– Ciò rende il film un efficace strumento socio-educativo e di concreta prevenzione.

 

VIOLENZA INVISIBILE. ABUSI CULTURALI E FISICI SULLE DONNE

regia di Silvia Lelli

documentario, Italia, 2015, 121′ 

Il primo documentario europeo che realizza un’analisi a tutto campo sulla violenza di genere, da quella di coppia, all’incesto, al femminicidio, e svela i collegamenti tra ‘ordinaria discriminazione’ e violenza.
Della violenza oggi bisogna parlare, ma con attenzione: le-i protagonist*, donne e uomini,  riflettono assieme al pubblico senza toni scandalistici, senza rivendere come cronaca nera il sangue che vogliamo denunciare, senza ri-vittimizzare le donne, mostrando la loro dignità, la loro forza, le loro ragioni.
 

con la partecipazione di Regione Toscana e Toscana Film Commission
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Alias – Il Manifesto, Maria Grosso, 11-6-2016
http://ilmanifesto.info/smantellare-secoli-di-violenza/

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Abuso culturale agito su di una bambina

Immagini dalla proiezione del 18 giugno 2016, P.zza SS. Annunziata, Firenze – ApritiCinema:

VIOLENZA INVISIBILE 18 giugno 2016-1 ApritiCinema

VIOLENZA INVISIBILE 18 giugno 2016-ApritiCinema

 

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Laboratorio di Antropologia  – Corso PROGEAS, Università di Firenze

VIOLENZA INVISIBILE tratta di varie forme di violenza agite sulle donne, focalizzandosi su quelle  meno visibili: strutturali, culturali, psicologiche, domestiche, sessuali, economiche, immerse nel contesto socioculturale attuale. Forme di violenza ‘invisibili’, nascoste tra le pareti delle case, chiuse nell’omertà culturale, nelle abitudini quotidiane, nella discriminazione di genere come ‘normalità’, elementi culturali che costituiscono il terreno fertile in cui le forme di violenza più eclatanti – fisiche, femminicidi – affondano le radici.

Invisibile‘ è la violenza di genere, che la società non vuole vedere, difficile da riconoscere per chi la subisce, difficile da ammettere per chi la compie, costruita in forme sottili, inizialmente verbali o simboliche, poco evidenti, che le permettono di crescere, distruttive quanto la violenza fisica.

La “Violenza Invisibile” è un argomento ‘maltrattato’ dai media, nascosto da visioni populiste, sensazionaliste e vittimistiche che si occupano solo di episodi isolati di violenza fisica estrema, sfruttandoli come fatti di cronaca senza approfondire i processi socioculturali che le producono – in pratica vendendo il sangue che dicono di denunciare.
Il documentario invece, attraverso le storie di donne uscite da percorsi di violenza, uomini maltrattanti, operatrici-operatori mostra i segnali e le dinamiche relazionali che preludono a questi eventi, per renderli visibili e riconoscibili prima del manifestarsi di atti estremi.
L’immagine della donna risulta dignitosa, consapevole, capace di rispondere a situazioni drammatiche e trovare vie d’uscita personali, sociali e politiche, sebbene minacciata ancora da una violenza ancora ‘invisibile’, della quale è difficile addirittura parlare, raccontata con grande dignità e profondità dalle-dai protagoniste-i stesse-i.

Silvia Lelli e Alessandra Pauncz sul set di Violenza Invisibile:

Silvia Lelli-REGISTA sul set di Violenza Invisibile                   Alessandra Pauncz CAM-005742

Violenza Invisibile” guida nel labirinto della violenza di genere racchiusa nelle case, un incesto pedofilo, una fuga… storie, dati e passioni raccolte sul campo, con metodo etnografico ed in Laboratori e Workshop partecipativi, seguendo psicologhe e psicologi che lavorano sia con le vittime che con gli abusers. È uno strumento di informazione, formazione, di empowerment e prevenzione, che permette di analizzare e riconoscere questi processi sociali e personali, privati ma comuni, di cui ancora oggi è difficile parlare anche in contesti educativi. Adatto ad un pubblico ampio, alla diffusione cinematografica o inserito in iniziative sul tema, accompagnato da interventi della regista-antropologa e di specialiste-i in scuole superiori, università, associazioni, convegni ed altri luoghi di sensibilizzazione e formazione.

Violenza Invisibile‘ è primo documentario italiano (e forse europeo) che realizza un’analisi accurata sulla violenza domestica di genere, da quella di coppia, allo stupro, all’incesto, svelandone aspetti ancora poco noti, interrogandosi sui confini tra discriminazione e violenza. Mostra come esperienze finora considerate ‘private’, siano in realtà problemi sociali, culturali, economici, politici. Un viaggio per giovani e adulti che passo dopo passo decostruisce e dirime i tabù, le paure che impediscono di parlarne, gli aspetti ‘inguardabili e indicibili’, finora nascosti nel silenzio, nell’omertà talvolta inconsapevole, rendendo comprensibili, trasparenti, transitabili, pensabili e dicibili queste difficoltà.

Realizzato sulla base di una ricerca antropologica svolta la collaborazione di molte donne e uomini direttamente coinvolti in situazioni di violenza e con associazioni, esperte-i, operatrici-operatori e politiche-i, tra cui Marisa Guarneri e Cristina Carelli (Casa delle Donne-Milano), Lea Melandri (saggista), Sara Gandini (Libreria delle Donne-Milano), Beatrice Lilli e Marina Antonini (Donne Contro la Guerra-Spoleto), Teresa Bruno (Artemisia), Alessandra Pauncz e Giacomo Grifoni (CAM), Margarethe von Trotta (regista), Oria Gargano (BeFree-Casa delle Donne-Roma), Stefano Ciccone, Claudio Vedovati (Maschile Plurale), Eleonora Pinzuti (linguista, poeta), studentesse e studenti dell’Accademia di Bologna e delle Università di Bologna e di Firenze e molte-i altre-i.

La durata complessiva è di 2 ore, ma il film è diviso in 4 capitoli (Pensieri Comuni, Donne, Uomini, Pratiche e Politiche) ed è vedibile anche in parti separate, adattabile a diverse occasioni sociali, politiche, culturali, educative, formative, secondo interessi, focus, iniziative, selezionando uno o più aspetti in particolare.

Dal punto di vista cinematografico sono da segnalare:

– la modalità partecipativa per la raccolta di interpreti e di informazioni attraverso Laboratori e Cantieri Aperti sul tema;
– la modalità etnografica di ripresa, con troupe minima, senza modificazione dei contesti reali;
– per la prima volta donne e uomini coinvolti in situazioni complesse di violenza parlano apertamente, pubblicamente e in maniera approfondita, di ciò che ancora oggi la società non vuole vedere, ammettere, discutere.

Da qui, oltre al titolo, nasce la sfida documentaristica: “è possibile rendere visibile l’invisibile”? Far vedere qualcosa che né i protagonisti, né la società vuole vedere? Riusciamo a svelarlo senza ri-vittimizzare i soggetti reali, mostrando la forza e la dignità delle donne, attraverso il documentario, senza l’ausilio della fiction?

Questa domanda è ora rivolta al pubblico.

Il film ha origine dal Progetto Europeo VAVME-Laboratorio Immagine Donna, vincitore del Premio StarProject 2012, a cui S. Lelli ha partecipato realizzando le prime video-conversazioni sul tema in Italia e in Portogallo.

È vincitore del Premio CoReCom Regione Toscana 2014 per gli spot televisivo e radiofonico sulla comunicazione sociale.

È vincitore del contributo su Bando Incoming-Regione Toscana e sostenuto da Toscana Film Commission.

Anteprima: Novembre 2015  – Firenze, Cinema Odeon
Evento finale del 37° Festival Internazionale di Cinema&Donne
International Festival of Women in Cinema

RASSEGNA  STAMPA

Intervista con Silvia Lelli, a cura di D. Lombardi e L. Chiaramonti
http://www.fattitaliani.it/2016/01/a-tu-per-tu-con-silvia-lelli-un-amore.html
- http://informazioneindipendente.com/adocumentari

La Repubblica, Gaia Rau, 7-11-2015

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/11/07/cinema-e-donneFirenze20.html?ref=search

Alias-Il Manifesto, Silvana Silvestri07.11.2015
http://ilmanifesto.info/un-laboratorio-ricco-di-storia-e-creativita/

Alias – Il Manifesto, Ester De Miro, http://ilmanifesto.info/cinema-e-donne

StampToscanaVincenza Fanizza, 9.11. 2015 
http://www.stamptoscana.it/articolo/cinema/festival-internazionale-cinema-e-donne-violenza-invisibile-chiude-la-rassegna#sthash.unYO0rl8.svt0nqf8.dpuf

Associazione Antropologiche, ricerche etnografiche e studi sociali
AOgnuno prende i limiti del suo campo visivo per i confini del mondo”   (Schopenhauer 1851)                              

tranne le antropologhe !!!